Rom-Anzi

Palermo, bambino rapito, ma è un “errore”

- 21 maggio 2014

Campo-Rom

Le cronache raccontano di rom che cercano di rapire un bambino: ma la storia fa acqua da tutte le parti…

Palermo, 10 maggio 2014: siamo a Settecannoli, un quartiere popolare nella zona sud della città. Un bambino di dieci anni scende di casa per comprare il pane: una piccola commissione per conto della famiglia, che il ragazzo sbriga volentieri. È una bella giornata di primavera, e nonostante l’ora tarda – sono le sette di sera – il sole è ancora alto nel cielo.

Andrea – così i giornali chiamano il bambino, la cui identità non è stata resa nota dagli inquirenti – è quasi arrivato al panificio, quando viene afferrato e strattonato da due brutti ceffi. Si divincola, urla e si mette a piangere: teme di essere portato via, di essere rapito. Ma le sue grida non restano inascoltate: alcuni passanti si fermano, e nel giro di pochi minuti gli aggressori vengono circondati da una folla inferocita e presi a calci.

Questa, almeno, è la versione raccontata dal quotidiano La Repubblica, edizione Palermo. Che peraltro non ha dubbi sull’identità degli aggressori: «La folla – scrive il giornale – sventa il sequestro di un bambino e scatta il pestaggio di due nomadi». Insomma, i colpevoli sono “zingari”: del resto lo sanno tutti, che i rom rubano i bambini, e il caso del piccolo Andrea ne è l’ennesima conferma. O no?

Il campo della Favorita e l’inserimento abitativo dei rom
In realtà, l’episodio di Settecannoli è tutt’altro che chiaro. E infatti – lo vedremo tra poco – la stampa locale è stata costretta a cambiare versione, nel corso degli ultimi giorni. Per capirci qualcosa, però, sarà bene andare con ordine, e raccontare gli antefatti di questa strana vicenda da romanzo giallo.

Tutto ha inizio nella parte opposta della città, nell’area che i palermitani chiamano «Parco della Favorita». Qui c’è il campo rom “autorizzato”, allestito nei primi anni ‘90 per i profughi della ex Jugoslavia, e che oggi ospita circa 110 persone originarie di Kosovo, Montenegro e Serbia. Il campo è isolato dal resto della città, e si configura come un vero e proprio ghetto. Da anni le associazioni ne chiedono la chiusura, e da qualche tempo l’Amministrazione comunale ha fatto propria questa richiesta.

Per la verità, al momento non esiste un vero e proprio “piano” per smantellare l’insediamento. Ma la volontà c’è: l’assessore Giusto Catania, l’8 maggio scorso, ha dichiarato di voler chiudere la Favorita, e di voler collocare i rom in alloggi “normali” (trovate l’intervista nel video qui sotto). Nel frattempo, la Giunta guidata da Leoluca Orlando ha avviato alcuni lavori di pulizia nel campo, con la demolizione delle baracche abbandonate e l’allestimento di un’area attrezzata con giochi per bambini.

Ma proprio l’intervista di Catania, rilasciata al giornale online Livesicilia, suscita un vespaio di polemiche. «Vogliono dare la casa agli zingari, invece che ai palermitani»: questo, in sintesi, l’atto di accusa che il centro-destra lancia all’indirizzo della Giunta. Nel frattempo, sui social network e sui siti web comincia a girare la notizia – falsa – secondo cui il Comune vorrebbe assegnare le case ai rom, magari “soffiandole” agli “autoctoni” (si veda ad esempio qui).

La scena del rapimento
Un autorevole politico della Prima Repubblica diceva che «a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina». Mai come in questo caso un’affermazione del genere, per così dire, calza a pennello: un bambino “rapito dagli zingari”, nel bel mezzo delle polemiche sulla Favorita, è una «coincidenza così coincidente che viene da pensar male» (per usare un’espressione del romanziere Luigi Bernardi). Il problema, però, è che i conti non tornano. Nel senso che l’episodio di Settecannoli è pieno di punti oscuri: vediamoli, uno per uno.

Anzitutto, il (presunto) rapimento del bambino ha poco a che fare con i rom della Favorita. Settecannoli – lo abbiamo visto – si trova nella parte opposta della città, e i rom che abitano nel quartiere vengono tutti dalla Romania, non dalla ex-Jugoslavia. Anche ammesso (e non concesso) che il rapimento sia avvenuto davvero, i residenti del campo “storico” di Palermo sono sicuramente estranei alla vicenda.

Non solo. Nel giro di poche ore, la notizia si sgonfia. Già nell’edizione online di Repubblica, uscita dopo quella cartacea, molte cose sono cambiate. Gli aggressori non sono più “zingari”, ma semplici rumeni («inizialmente identificati dalla polizia come rom dell’accampamento di viale del Fante», dice con candore l’autrice del pezzo…). E poi, non è detto che il bambino sia stato effettivamente vittima di un tentato rapimento: «la versione dei rumeni, rilasciata durante quattro ore di interrogatorio, non convince i poliziotti ma il quadro probatorio non è abbastanza solido per disporre un arresto», dice ancora la giornalista.

L’ennesima bufala?
Certo, per capire cosa sia successo esattamente a Settecannoli bisognerà attendere le indagini degli inquirenti. Ma è forte la sensazione di trovarsi di fronte all’ennesima bufala. «Ieri mattina», scriveva Giusto Catania nella sua pagina Facebook, il 12 maggio scorso, «Repubblica di Palermo sparava come prima notizia il tentato rapimento di un bambino da parte di due Rom. Un articolo pieno di contraddizioni ed evidenti storture. Oggi improvvisamente la notizia è scomparsa dal sito… Vuoi vedere che era falsa?».

«Siamo di fronte», concludeva l’assessore, «all’ennesima leggenda sugli “zingari rapitori”, mai avvalorata dai fatti: in Italia mai un Rom è stato condannato per aver rapito o tentato di rapire un bambino». E – aggiungiamo noi – nella vicenda di Settecannoli la leggenda ha un’evidente finalità politica: serve a gettare discredito sui rom della Favorita, e a impedire il progetto di smantellamento del campo e di inserimento abitativo. Le false notizie, in questo come in altri casi, servono sempre a qualcosa e a qualcuno…

Sergio Bontempelli

 

Si ringrazia Giulia Veca per la preziosa consulenza (ovviamente, la responsabilità di quanto scritto è esclusivamente nostra)