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Nuovi cittadini, vecchi profughi

Stefania Ragusa - 10 agosto 2015

A cinque anni di distanza dal lancio della campagna L’Italia sono anch’io, lo scorso 29 luglio è stato depositato in Commissione Affari Costituzionali della Camera un progetto di legge di riforma della cittadinanza. Finalmente! In attesa che i lavori parlamentari riprendano e che la discussione inizi, vi proponiamo in apertura le nostre considerazioni sul testo, che di certo rappresenta un passo indietro rispetto alla proposta de L’Italia sono anch’io (per dirne una: i tempi di naturalizzazione rimangono lunghissimi e la cittadinanza resta una concessione) ma contiene anche degli elementi positivi. E altri migliorabili. Se n’è occupato Sergio Bontempelli.

Nelle passate settimane si è parlato tanto  di Ventimiglia e del blocco che le autorità francesi hanno lì istituito per fermare il flusso dei migranti. Ventimiglia è sempre stato uno snodo strategico dal punto di vista della circolazione delle persone in Europa. Ce lo ricorda Stefano Galieni, con un testo che riprende un suo vecchio libro/reportage intitolato Frontiera Italia.
Bontempelli e Galieni, insieme, ci propongono una riflessione sul linguaggio e sul nuovo lessico (molto spesso ambiguo) che si è costruito attorno al fenomeno migratorio.
Martina Zanchi è stata ufficialmente in vancaza, in realtà in osservazione, per alcuni giorni a Lampedusa e ci parla dell’aria che tira nell’isola, prescindendo dalle visioni stereotipate rilanciate dai TG.

Abbiamo poi tre pezzi che, da prospettive e contesti diversi, trattano lo stesso tema: i profughi abbandonati a se stessi e i movimenti e le iniziative spontanee che, in assenza di Stato, le persone comuni mettono in atto per aiutarli. Galadriel (Gala) Ravelli si sofferma sulla Balkan Route, una strada assai battuta per arrivare in Europa ma di cui raramente i media si occupano. Annalisa Romani, che vive a Parigi, ci racconta del movimento La Chappelle en lutte. Chiara Zanini dell’impegno dei medici volontari alla Stazione di Milano (attraverso un’intervista a Rosamaria Vitale).

Infine, un consiglio cultural-vacanziero. Ostenda non è certo una tipica meta estiva, ma se vi capitasse di essere da quelle parti, adesso o anche più in là (c’è tempo fino al 3 gennaio dell’anno prossimo), vi consigliamo vivamente di ritagliarvi un paio d’ore per visitare L’Europe Fantôme (European Ghosts), una mostra che si sofferma non sull’arte africana ma sul modo in cui ad essa guarda e ha guardato nel tempo l’Occidente. Cosa c’entra tutto questo con le migrazioni? Moltissimo, perché la limitatezza o la concupiscenza di questo sguardo ha determinato (e continua a farlo) vistosi corto circuiti e fraintendimenti nell’incontro tra Europa e Africa, ha contribuito alla costruzione del topos del “continente immobile”, terra degli spiriti e di pulsioni irrazionali, con ricadute inevitabili nella percezione dell’altro e nella costruzione di pregiudizi che ancora adesso inquinano il rapporto con gli africani. Il razzismo, infatti, colpisce sempre vicino, ma parte da lontano.

Corriere delle Migrazioni va in vacanza. Ci riaggiorniamo a metà settembre.

Stefania Ragusa