L’altro volto di Lumumba

- 10 Gennaio 2015
Patrice Lumumba, dalla serie African Spirits di  Samuel Fosso (2008).

Patrice Lumumba, dalla serie African Spirits del fotografo Samuel Fosso (2008).

Il leader politico che più di tutti spinse sull’acceleratore dell’indipendenza del Congo, che fu primo ministro non appena il Paese divenne libero (il 30 giugno 1960) e fu ucciso nel gennaio del 1961 per volontà del suo ex amico Joseph Mobutu – che nel frattempo aveva preso il potere – è stato spesso osannato come eroe e paladino dell’antimperialismo accanto a personaggi come Che Guevara. Ma David Van Reybrouck, che gli dedica molte pagine nel suo libro Congo (Feltrinelli, euro 25) ne ridimensiona molto le capacità politiche.

Mettendone in evidenza la mancanza di preparazione, l’autore belga fa notare innanzitutto come molte sue iniziative non fecero che spingere il Paese verso la catastrofe. «L’emancipazione accelerata del Congo fu una tragedia mascherata da commedia che non poteva che avere un esito disastroso», scrive. Tra le prime decisioni che Lumumba prese da primo ministro ci fu quella di africanizzare l’esercito; poco dopo non fu in grado di gestire un’ondata di violenza anti-europea che, dilagando, scatenò il panico e fece partire nel giro di poche settimane trentamila belgi. In un Paese enorme dove i laureati congolesi erano solo 16 e quindi gli ingegneri, gli insegnanti, i medici e gli amministratori erano belgi, questo non poteva che avere conseguenze disastrose. «Dopo solo un mese la situazione del Congo era la seguente: l’esercito era completamente rimaneggiato, l’amministrazione decapitata, l’economia scombussolata, il Katanga si era separato, il Belgio aveva invaso il Paese e la pace mondiale era minacciata», scrive ancora Van Reybrouck.

Abbiamo domandato allo scrittore perché abbia voluto toccare una figura da molti considerata ancora mitica. «Il mio ruolo come storico è quello di capire, non di santificare le persone. Anche per me è stata una delusione scoprire – studiando attentamente la storia del Paese – che non era quel mito che si crede: non aveva certamente la statura di Nelson Mandela!», risponde. «Sicuramente Lumumba aveva una visione del Congo più chiara di chiunque altro della sua generazione: e ne aveva un’idea unitaria, non tribale. In più era un oratore ipnotico. Però ha commesso moltissimi errori: primo tra tutti affrettare l’indipendenza senza capire di non avere la preparazione – tra l’altro non aveva nemmeno finito gli studi – per assumere la leadership e la responsabilità di uno stato. Insomma, come figura politica vale sicuramente meno di quanto si pensi».

Gabriella Grasso