Se pensi ancora ai “bei tempi” con l’ex, potresti essere intrappolato in questa spirale

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Separarsi da una persona può portare a ruminazione. Scopri cosa è il tramonto emotivo-corrieredellemigrazioni.it

Franco Vallesi

Agosto 5, 2025

Milioni di persone dopo una rottura non riescono ad andare avanti: rivivono il passato come se fosse ancora presente. Un loop mentale che può spegnere il futuro se non viene interrotto.

La sindrome del tramonto emotivo non è una diagnosi medica, ma una metafora potente per descrivere quel fenomeno psicologico in cui, dopo la fine di una relazione, si rimane intrappolati nel passato. Il termine richiama il “sundowning” osservato nei disturbi cognitivi, ma in questo caso riguarda cuori spezzati e memorie idealizzate.

Quante volte hai detto o sentito dire “Ti ricordi quando eravamo felici?” come se quelle immagini potessero sostituire la realtà? È qui che entra in gioco la idealizzazione retrospettiva: il cervello seleziona solo i momenti belli, sfuma i conflitti, edifica un passato più roseo di quanto non fosse davvero. Il ricordo diventa un filtro. L’ex? Un’icona romantica irrealistica. Anche la relazione più sbagliata viene rivisitata come una storia d’amore degna di essere rimpianta.

Accanto a questo, c’è il timore biologico del cambiamento. Il cervello teme l’incertezza. E una rottura, per quanto necessaria, rappresenta un salto nel vuoto. Meglio restare nel “già vissuto”, anche se fa male, che affrontare il presente senza una bussola emotiva.

Come interrompere il tramonto e preparare l’alba

La buona notizia è che questa condizione non è irreversibile. Esistono strategie psicologiche concrete per spezzare il loop del tramonto emotivo. Una delle più efficaci è la tecnica della memoria bilanciata. Consiste nel contrastare l’idealizzazione spontanea dei ricordi con un esercizio consapevole: elencare da una parte ciò che rendeva quella relazione preziosa e significativa, dall’altra i motivi oggettivi per cui è finita. Questo processo non serve a demonizzare l’ex partner, ma a ripristinare una visione reale, priva di filtri emotivi.

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Mai abbattersi e vergognarsi del proprio stato emotivo. Chiedere aiuto è un punto di forza che ci aiuta a guarire-corrieredellemigrazioni.it

In parallelo, è importante proiettarsi nel futuro. La psicologia positiva evidenzia quanto sia essenziale coltivare speranza, obiettivi e desideri. Significa tornare a fare ciò che era stato abbandonato: hobby, passioni, relazioni sociali autentiche. Pianificare nuovi viaggi, sognare progetti indipendenti dalla coppia. Allenare il cervello a guardare avanti, non più indietro. Anche la gratitudine per il presente aiuta a rompere l’identificazione col dolore: osservare ciò che funziona nella propria vita attuale può essere un primo passo per riscoprire sé stessi fuori dal legame perduto.

Quando chiedere aiuto non è debolezza, ma forza

Se dopo settimane o mesi la situazione non migliora, o addirittura peggiora, potrebbe essere il momento di chiedere supporto professionale. Uno psicologo o psicoterapeuta può aiutare a riconoscere i pensieri ricorrenti disfunzionali, a rielaborare il distacco e fornire strumenti pratici per gestire il lutto relazionale. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale hanno dimostrato ottimi risultati nel trattare la ruminazione post-rottura, con effetti positivi anche sull’autostima e sull’umore.

Questo è particolarmente importante per chi esce da relazioni tossiche, manipolatorie o con esperienze di abbandono radicate. In questi casi, superare il tramonto emotivo richiede un lavoro più profondo, da fare con tempo, pazienza e guida esperta. Ma è possibile. Chiedere aiuto non è segno di debolezza: è un atto di autocompassione e di forza. È dire: non voglio più vivere nel passato. Voglio tornare a vivere nel presente. Perché dopo ogni tramonto, anche quello più struggente, esiste sempre un’alba. Sta a noi decidere di voltare lo sguardo verso la luce.

Restare aggrappati a un passato che non esiste più può sembrare un gesto romantico, ma in realtà è un modo lento e silenzioso per spegnere sé stessi. La sindrome del tramonto emotivo non è solo nostalgia: è una forma di auto-sabotaggio che, se non riconosciuta, può durare anni. Ma ogni giorno è un’occasione per scegliere di voltare pagina, anche se fa male, anche se all’inizio si cammina a tentoni. Perché quella vita che rimpiangi, forse, non era poi così perfetta. E quella che ti aspetta, se impari a lasciarla entrare, potrebbe essere molto più tua di quanto immagini ora.

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