Intervista

Libertà religiosa, per tutti o per nessuno

Sergio Bontempelli - 9 febbraio 2015

Falò valdesiIl 17 Febbraio 1848 il re concesse i diritti civili alle minoranze religiose: da allora, i valdesi celebrano la giornata della libertà di fede. Intervista al moderatore della Tavola Valdese

I valdesi sono, come noto, una piccola minoranza di protestanti: in Italia esistono da secoli, e sono collegati alla rete mondiale degli evangelici che vanta, in altri paesi, presenze assai più consistenti.

Meno noto è il fatto che queste piccole chiese cristiane celebrano ogni anno, il 17 Febbraio, una giornata dedicata alla libertà religiosa: alla libertà – si badi bene – di tutti, credenti e non credenti, cristiani e musulmani, ebrei e buddisti. È un fatto singolare, in un periodo storico in cui molte fedi religiose – anche nel mondo evangelico – paiono arroccarsi in forme di orgoglio identitario, a volte anche di vero e proprio integralismo.
Ne abbiamo parlato con Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola Valdese.

Perché i valdesi festeggiano la data del 17 Febbraio?
Si tratta, è bene specificarlo, di una celebrazione “laica”, che non appartiene cioè alla liturgia valdese, e che in generale non ha nulla di sacro.
La data del 17 Febbraio ci riporta al lontano 1848, e al Piemonte che stava diventando l’epicentro del Risorgimento italiano. Nei primi mesi di quell’anno il Regno di Sardegna stava per emanare lo Statuto Albertino, cioè la “costituzione” che dopo l’unità diverrà la carta fondamentale di tutta la penisola, e che resterà in vigore per un secolo. In vista dell’imminente promulgazione dello Statuto, i liberali piemontesi chiesero di riconoscere i diritti civili ai due gruppi minoritari che vivevano ancora nei ghetti: gli ebrei e, appunto, i valdesi…

… anche i valdesi vivevano nei ghetti?
Per essere più esatti, diciamo che né i valdesi né gli ebrei godevano dei diritti civili garantiti agli altri cittadini: erano considerati “sudditi di serie B”. Ad esempio, non potevano accedere alle libere professioni, non potevano lavorare né commerciare al di fuori delle aree geografiche loro riservate, non potevano acquistare case e terreni in zone diverse…

Torniamo al 17 Febbraio. Cosa successe dunque?
Nel Febbraio 1848 questa ghettizzazione fu superata dalle “Lettere Patenti”, un provvedimento del re che riconosceva la piena cittadinanza ai due gruppi.
La sera prima dell’emanazione di quelle norme, i valdesi delle valli accesero dei falò per festeggiare la loro libertà: da allora, ogni anno, quella dei “fuochi” è diventata una vera e propria tradizione. Si tratta forse dell’unica manifestazione popolare del Risorgimento sopravvissuta fino ad oggi…

Ma non è un po’ anacronistico festeggiare un evento del Risorgimento?
Purtroppo no, non è anacronistico… Perché i temi che riguardano i diritti civili e la libertà religiosa sono ancora drammaticamente attuali.

Che intende dire?
Ancora oggi, sia pure in un contesto evidentemente diverso, esiste in Italia una disparità di trattamento tra cittadini che professano fedi religiose diverse. La Chiesa cattolica ha il Concordato, alcune chiese sono tutelate dalle Intese con lo Stato italiano. Altre, invece, non hanno alcun riconoscimento, e di fatto vivono in condizioni di minorità giuridica, cioè hanno meno diritti: penso ai musulmani – che sono probabilmente il caso più noto – ma anche a tante denominazioni evangeliche.
Da tempo si chiede l’approvazione di una legge sulla libertà religiosa, che tuteli tutti senza discriminazioni.

I Valdesi però sono tutelati dall’Intesa…
Sì, le chiese valdesi e metodiste hanno stipulato un’Intesa con lo Stato italiano. Ma per noi – ci tengo a dirlo – la data del 17 Febbraio non è la “festa dei valdesi”. E noi non la ricordiamo solo per parlare di noi stessi. La libertà religiosa è un bene di tutti i cittadini, siano essi credenti di qualunque confessione, non credenti, atei o agnostici. Una delle frasi che ripetiamo spesso è che la mia libertà è garantita dalla libertà degli altri. La libertà di coscienza (e quindi di religione) è per così dire la madre della democrazia: quando non c’è libertà di coscienza, anche gli altri diritti del cittadino sono in pericolo.

Accennava prima ai musulmani italiani. Nel nostro paese è molto discusso il tema delle moschee…
Ecco, proprio la questione dell’Islam illustra bene quel che dicevo a proposito della libertà. La Regione Lombardia ha recentemente approvato una legge cosiddetta “anti-moschee”: e già questo è di per sé un attacco alla democrazia, perché tutti devono avere la libertà di pregare e di professare il proprio culto. Ma la cosa interessante è che la norma, di fatto, colpisce tutte le presenze religiose che non hanno stipulato un’Intesa con lo Stato. E quindi una legge che si vuole “anti-islamica” colpisce la libertà religiosa di molti altri soggetti. Come vede, la libertà è un bene di tutti, o non è realmente libertà…

Qualcuno potrebbe risponderle facendo riferimento al fondamentalismo islamico, e anche al terrorismo: sono passate poche settimane dal tragico attentato alla redazione di Charlie Hebdo…
Il terrorismo che strumentalizza la religione per i suoi scopi è una realtà drammatica, che rischia di far regredire il mondo intero. Il punto però è che questa realtà non riguarda solo l’Islam. L’Europa è tutt’altro che immune da episodi – anche molto recenti – di strumentalizzazione politica della fede, e anche di integralismo e di violenza: il caso dei Balcani, o quello dell’Irlanda del Nord, sono lì a ricordarcelo.
Tutte le confessioni religiose devono impegnarsi per promuovere il dialogo e il rispetto reciproco. La soluzione non può essere certo quella di comprimere i diritti di una particolare fede religiosa… Al contrario, se vogliamo sottrarre consensi ai movimenti integralisti, è necessario creare un mondo dove tutti si possano sentire “a casa”.
In questo senso noi insistiamo sulla laicità: se lo Stato è laico, significa che ognuno è a casa propria, e ha gli stessi diritti degli altri.

I valdesi hanno rapporti con il mondo musulmano?
Le chiese valdesi e metodiste sono impegnate da sempre nel dialogo ecumenico con tutte le altre confessioni: in questo senso ci incontriamo e discutiamo anche con il mondo musulmano, o almeno con quella parte dell’Islam che lavora per promuovere e favorire il dialogo interreligioso.
Ci sentiamo di dire che in tutte le religioni esistono posizioni che promuovono la convivenza e il rispetto. Purtroppo sono presenti ovunque anche delle minoranze che rifiutano il dialogo: è un fenomeno diffuso sia nel mondo islamico che in quello cristiano.

In molte chiese protestanti c’è una forte presenza di immigrati. È vero anche nel vostro caso?
Sì, anche le chiese valdesi e metodiste hanno accolto credenti da ogni parte del mondo: di fatto, il fenomeno dell’immigrazione ha profondamente trasformato tutte le nostre comunità. Per noi è stata ed è una grande sfida e un’occasione di arricchimento.
Quello che proponiamo nella società – la convivenza, il dialogo, il rispetto di tutti – cerchiamo di praticarlo all’interno delle nostre comunità. Nelle nostre chiese abbiamo dato spazio a lingue, liturgie, sensibilità religiose diverse dalle nostre: o almeno abbiamo provato e proviamo ogni giorno a farlo.

Torniamo ancora al 17 Febbraio. Per voi si tratta quindi di un’occasione per discutere di libertà religiose e di laicità dello Stato…
Esattamente. Infatti le nostre chiese locali promuovono in questi giorni momenti di riflessione e di dibattito su tutti i temi che riguardano la libertà di coscienza, la libertà di pensiero e di religione. Spesso le iniziative sono promosse insieme ad altre realtà, ad esempio associazioni di volontariato, enti locali, comitati popolari, circoli. Lo ripeto: per noi il 17 Febbraio non è un evento “valdese”: perché la libertà è libertà di tutti.

Sergio Bontempelli